Logo Comune

Comune di San Nazzaro (BN)

Via Salita Chiesa - C.a.p. 82018 - Tel. 082458676 - Fax 0824480893
P.IVA: 00807070628 - C.F.: 80001310624
PEC amministrativo.sannazzaro@asmepec.it
Italiano|Inglese|Francese 
Storia del comune
Età Antica








I reperti di conchiglie fossili risalenti a diverse decine di milioni di anni fa, un'anfora di epoca sannitica o romana, il Castello e la Croce in pietra entrambi di epoca medievale, le Chiese e le antiche costruzioni consentono di poter affermare che San Nazzaro si è sviluppata in modo coincidente con gli insediamenti caratteristici della civiltà dell'Irpinia .
In diverse zone del comune di San Nazzaro sono state ritrovate "conchiglie" fossili (zona di Montefalcone al cimitero e zona di Audisoli). Nei testi sono descritte come appartenenti alla specie Arctica Islandica, risalenti a due milioni di anni fa. Nella zona di San Nazzaro, presso la chiesa madre sono state ritrovate rocce "fossilifere" di molluschi bivalvi e in via Supportico il fossile di un mollusco simile alle attuali Ostriche. Infine presso la chiesa del Carmine diversi fossili di molluschi, tra cui alcuni a forma di spirale risalenti a 35 milioni di anni fa.

E' possibili ipotizzare la presenza di insediamenti umani nell'ambito del territorio di San Nazzaro in epoca neolitica in quanto Pasquale Penta, nel 1890, scopriva tombe neolitiche in Calabritto (Avellino), e due freccie a Montefusco.
 
Epoca Sannitica
Nelle nostre zone, ai neolitici successero vari popoli, e in epoca meno remota i sanniti. Una delle principali tribù sannitiche, appartenente al ceppo dei Sabelli, dalla Sabinia venne nella nostra regione guidata, secondo Strabone, da un lupo-irpus-in lingua osca parlata dai sanniti, derivandone il nome Irpinia. Servio invece dice che i Sabini sarebbero stati soprannominati irpini perché erano voraci come i lupi. Secondo altri il nome deriverebbe da una colonia sannitica appartenente alla Irpe, famiglie rinomate per certi sacrifici in onore di Apollo. Più di uno scrittore antico parla degli alberi che in quei tempi ammantavano le montagne del Sannio. Il disboscamento iniziò nel Il sec. a.C. La via Appia nel III e II sec. a.C. percorreva tutto il Sannio passando per Beneventum (Malventum sannita), Aeclanum, Venusia.
La tradizione antica ritiene che i Sanniti fossero immigrati nel Sannio, dove precedentemente vivevano gli Opici (Osci). Questi diedero il nome osco alla lingua parlata dai Sanniti dal V sec. a. C. in poi. Si può supporre che gli aborigeni del Sannio, chiunque essi fossero, siano rimasti a costituire un substrato della popolazione. Il popolo in seguito identificato come gli Opici, si sia sovrapposto a questi abitanti preistorici, prima della comparsa dei Sanniti. Nel V sec. a. C. il popolo storicamente noto come i Sanniti deve essere stato identificato come il popolo che controllava incontrastatamente tutto il Sannio. La colonizzazione di nuove zone avveniva a causa della sovrappopolazione, attraveYso un rito chiamato "Ver Sacnim". Secondo questo rito la gente si metteva in marcia seguendo un animale: un toro, un lupo, un picchio, un orso o un cervo. Il gruppo si fermava nel luogo dove l'animale sostava. Gli Irpini costniivano le loro città, ordinariamente sul cocuzzolo di un colle. Non erano città popolose ma borgate in luoghi forti. In ciò è la ragione del perché tante città, o castella degli Irpini, sono ignorate. Il Mirabelli scriveva degli Irpini come di un popolo tenace. Gli Irpini, immigrando in queste parti, vissero di ladronerie, e di caccia, con detrimento dei popoli limitrofi, che li chiamarono rapitori o Irpini. Dalla parola Greca arpia, che significa rapire. Essi firono una colonia dei Sabini e dei Sanniti. Alla schiatta degli Osci, scrive il Micali, oltre i Sanniti si appartennero gli Equi, e li dice montanari, indurati alla fatica, alla caccia, nonché accostumati a far preda sopra i vicini. Tra costoro eravi un popolino, che aveva stazza alle falde del monte Soratte, detto degli Irpi. Questo formava la casta ieratica o sacerdotale degli Equi, custodiva il tempio di Apollo, e a dire di Varrone era assai stimato. Anche gli Irpi come i Sabini e gli Equi emigravano periodicamente avendo come animale guida il Lupo. Alcuni nomi di paesi ancora esistenti nelle nostre zone ricordano l'origine da questi antiche trasmigrazioni come: Aquilonia, Eclano, Equotutico (l'odierna Ariano). Nomi di chiaro riferimento al popolo degli Equi.
Gli Irpini abitavano la parte più meridionale del Sannio, tra la vallata dell'Ofanto, del Calore, del Sabato. Essi somigliavano di più ai Lucani. Irpus in Osco significa lupo e Lycos, da cui Lucani, in Greco significa pure lupo. I romani consideravano gli Irpini distinti dalle altre tribù del San-nio. Parteciparono alla Lega Sannitica contro Roma, e con Pirro in tutte le guerre Sannitiche. Augusto assegnò l'Irpinia alla Regione Il. Le principali città erano: Abellinum, Aeclanum, Malventum, Compsa e Trevicum. Sono poche le testimonianze scritte circa i Sanniti. Le notizie che abbiamo ci sono state tramandate dagli storici romani e greci: Livio, gli annalisti Strabone ecc. Solo oggi stanno emergendo ricerche archeologiche dell'epoca sannitica. Nel Sannio preromano esistevano pochi agglomerati urbani di una certa entità. Era una società rurale con pochi insediamenti, caratterizzati da agglomerati di capanne. La maggior parte degli insediamenti erano poco più che fortezze poste in cima alle alture. Altri erano situati sui sentieri dei mandriani, per soddisfare i bisogni di un economia agraria semplice. Questo tipo di assetto demografico è confermato dagli scrittori antichi, che descrivevano i Sanniti come abitanti di casali. Erano monogami, e lo studio degli scheletri ha rivelato individui dolicocefali (cranio stretto e lungo) di statura media. Le donne curavano la casa e i figli ed erano molto rispettate. Gli Irpini erano dediti alla caccia, producevano prevalentemente cereali, dalle foreste ricavano il legno. Praticavano gli spettacoli gladiatori. Il teatro faceva parte della loro cultura. Il tipico tratturo, usato per la transumanza, costituiva la principale yia di comunicazione prima della costruzione delle strade. Esso era largo un centinaio di metri. Il più famoso parte dal territorio dei Pentri (Molise) e raggiunge la Puglia, toccando Bovianum, Saepinum Beneventum. Di esso si parla nella celebre iscrizione di Saepinum risalente all'epoca di Marco Aurelio. Tracce di questo tratturo resistono ancora oggi anche in provincia di Benevento, come a Remo. Molto limitato era l'uso della moneta per lungo periodo assente.
I Sanniti in campo economico erano arretrati. La loro terra era isolata. Gli scambi corninerciali erano limitati e anche l'importazione di prodotti. Abbondante era la manodopera. Lo stile di vita era frugale, privo di lusso, molto austero. Era molto forte la tendenza ad emigrare in zone più fertili. L'unità politica dei Sanniti non era il municipium bensi il tauto, termine che aveva probabilmente lo stesso significato del latino populus. Quindi l'aniministrazione si esplicava attraverso assemblee popolari. La comunità tribale costituiva la base del sistema politico. L'unità politica al di sotto della tribù era la tipica antichissima istituzione italica: il pagus (osco). Ciascun tauto includeva vari pagi. Non si sa come il pago si sia sviluppato. Esso era una sottounità amministrativa, la più piccola esistente tra i popoli italici, non era una città ma un distretto di estensione variabile, che poteva includere uno o più insediamenti: villaggi circondati da palizzate, nelle zone pianeggianti, mentre nelle zone montagnose cittadelle circondate da mura (oppida-castella). Il pago svolgeva funzione sociale, religiosa e governativa, attraverso l'assemblea dei suoi componenti. Il Tauto che ci riguarda è quello degli Irpini, con capitale Malventum. Probabilmente ciascun popolo - Carecini, Caudini, Pentri, Irpini - costituiva un Tauto. L'organizzazione del Tauto era di tipo repubblicano e democratico. Fra gli Irpini una famiglia in grado di formare un esercito era quella dei Magii. Compaiono all'epoca sannitica istituzioni chiamate Kombennio o Comonoo Kurnno (osco) che sta per consiglio. La lingua usata dai Sanniti era l'osco, alfabeto derivato dall'etrusco, simile al latino. A Frigento è stata rinvenuta una statuetta di bronzo alta 10 cm simile a una statua rinvenuta a Pietrabbondante. Nell'epoca Sannitica, il numero dei villaggi era certamente cospicuo, non tutti arroccati sopra i monti, forse nella misura di un vicus ogni 15 l:m2. La popolazione viveva in insediamenti nelle vallate con riferimenti insediativi nelle posizioni elevate. Notevoli distruzioni sono state perpetrate dai romani e da altri dopo di loro.
Le case dei Sanniti rispecchiavano la loro povertà. Da Livio si sa che erano ben poco solide. Abitazioni semplici, primitive, composte da una sola stanza. I reperti recuperati dalle poche tombe ritrovate. testimoniano l'austerità e la povertà dei Sanniti. Vasellame e posate rozze sicuramente dovevano provenire da abitazioni semplici. Festo dice che il nome osco del mese di Maggio è Maesius. Questo termine è molto somigliante al termine Maese che nel nostro dialetto sta ad indicare i campi arati e seminati a Maggio. In ogni pago si adorava una divinità. Sono attestate, da fonti documentali, presenze sannitiche, fin dall'Vili sec. a.C. in Magna Grecia. Nell'antico Sannio, le valli pluviali costituirono i principali assi di popolamento.
Gli antichi Tratturi in Irpinia raggiungono la Puglia. Essi corrispondono, e per lunghi tratti coincidono, con le antiche Callea romane come l'Appia. Lungo questi tratturi si svilupparono insediamenti. Sono stati rinvenuti vari insediamenti archeologici: tombe a fosse, in Caudium in provincia di Benevento, dall'Vili sec. a.C. in poi. Si presuppone che gli insediamenti nei dintorni di Benevento e lungo le valli del Calore siano stati numerosi. Insediamenti e ritrovamenti archeologici sono rinvenuti, andando da Benevento verso la Puglia, come a Mirabella Eclano (Aeclanum). Delle popolazioni stanziate più a sud ,lungo le valli del Calore e del Sabato, sappiamo ben poco.
Sulla base dei pochi elementi, sembrerebbe riscontrare affinità tra l'ambiente beneventano e l'alta Irpinia, e di riscontrare una realtà di accentuato frazionamento degli insediamenti, con piccoli nuclei abitativi sparsi, spesso di carattere familiare, funzionali alla pratica di attività economiche di sussistenza. Anche nell'epoca protosannitica VI sec. a.C. sono state rinvenute testimonianze nei dintorni di Benevento, di società organizzate sulla base di un'agricoltura di sussistenza. Di un vino prodotto a Benevento parla, sul finire del V sec. a. C., il poeta comico greco Platone, citando il poeta Ateneo. Le caratteristiche delle attività economiche, la necessità della distribuzione della popolazione in base alle risorse disponibili, il controllo della crescita demografica, determinarono una situazione di accentuato frazionamento degli insediamenti. Questi tendevano a distribuirsi prevalentemente sulle alture e sui pianori prospicienti le vie di comunicazione (valli pluviali e tratturi), e in quei siti che si prestavano allo sfruttamento agricolo. Ciò si evince dalle scarse attestazioni riferibili ad abitati. Nel complesso la gran parte della rete insediativa coincide con quella idrografica e tratturale. A questo modello di organizzazione del territorio corrisponde la struttura insediativa del villaggio. Questo era costituito da capanne, composto da un numero non alto di abitazioni o addirittura da singole famiglie.
Nell'epoca protosannitica l'età media era di 42 anni. 1113% arrivava a 60 anni, la mortalità infantile era del 20%. La carie affliggeva il 20% della polazione. Tutte queste informazioni derivano dallo studio di cento scheletri, nei quali sono state rinvenute lesioni traumatiche, causate da armi, da botte e da taglio. M.T. Varrone (116-27 a.C.) dà notizia che, tra il Sabato e il Calore, gli Irpini fondarono 21 città, tra cui Abellinum, Aeclanum, Fulsula. Durante l'età Repubblicana il Sannio veniva chiamato Safiium, dai suoi abitanti, e i sanniti (osco) Safineis. In latino divenne Samnium e gli abitanti Samnites. Saunion in greco significa giavellotto. Popoli Sanniti: Caraceni = Abruzzo, Irpini = Irpinia, Caudini = Valle Caudina, Pentri = Molise. L'ordinamento politico e amministrativo era ristretto entro le mura della propria comunità. Questo spiega l'esistenza di tante piccole comunità, che si alleavano quando si presentava qualche pericolo. Era un popolo spartano, guerriero, rozzo. Avevano come arma una lancia detta Saunia. Formarono la legione Linteata, dalle armi luccicanti. Combatterono i sanniti i seguenti condottieri romani: Fabio, Papirio, Decio, Fabrizio, Curio, Dentato, Silla. Tutto fu distrutto dai romani. Dal III sec. si diffonde l'uso di inumare i morti in tombe di tegole e tegoloni per il rivestimento e/o la copertura delle fossa, o per l'allestimento di tombe alla cappuccina e a cassa di tegole, come rinvenuto in area Caudina e a Benevento.
Una tomba descritta in modo simile è stata rinvenuta a San Nazzaro in località Gianguarriello nei primi anni 70, durante i lavori di ampliamento della strada. Di questo ritrovamento rimane solo un'anfora. Dai racconti di testimoni oculari risulta che nella piazza di San Nazzaro, nel corso dei lavori di costruzione della rete fognaria, nel 1950 circa, vennero alla luce due tombe di apparente forma circolare. Queste tombe erano ripiene con terreno nerasto, diverso da quello che si trovava in sito, e dalla posizione delle ossa, gli scheletri erano posti in posizione verticale. Questo ritrovamento avvenne al centro della piazza. Sempre nella stessa piazza alla base della rampa che sale verso la chiesa, durante i lavori di scavo, furono ritrovate altre ossa umane.
 
 
Epoca Romana
I Sanniti resistettero ad oltranza ai romani: sette volte trattarono la pace e altrettante la violarono. Roma operava con calcolo, come occupava una provincia vi mandava delle colonie, col doppio scopo, di tenerla a freno e di spiarne i propositi. Nel 291 a.C. alla fine della III guerra sannitica i romani conquistano l'Irpinia, le cui terre hanno formato parte dell'agro Tauranino, devoluto al popolo romano per bellica conquista fin dal 460 ab urbe condita. Agli Irpini si sovrappose una colonia romana all'epoca dei Gracchi, che si insediò anche nei nostri territori. Il console romano Fabio non usò molto rigore contro gli Irpini dopo la sconfitta dei Sanniti. Gli Irpini in seguito alla romanizzazione entrarono a far parte della tribù Galeria, che includeva Abellinum e Compsa. Quando Silla invase l'Irpinia, negli anni 80, assalì Eclano e altre città. Nel 180 a. C. si verificò la deportazione di 47.000 liguri Apuani, distinti in due gruppi: liguri Bebbiani (Circello, loc. Macchia e S. Bartolomeo in Galdo, loc. Castelmugno), i liguri Corneliani in Irpima. Dai nomi dei due Proconsoli M. Bebius Tomphilus e P. Comelius Cethegus. Questa deportazione fu decisa sia per determinare un processo di ristrutturazione della regione Sannitica sia per far fronte al fenomeno dello spopolamento delle campagne. In località Macchia, tra Circello e Colle Sannita, sono in corso scavi che hanno portato alla luce insediamenti risalenti ai Liguri Bebiani. Dei Liguri Corneliani è riportato in un iscrizione trovata in territorio Alifano e anche dagli storici latini Frontino e Plinio. Su un anello trovato nel Cubante sono incise le parole:
FORTIS. COR. CETHEGL
A San Nazzaro sono state trovate anche monete di epoca romana. Malventum cambiò il nome in Beneventum nel 268 a.C. nel corso della guerra contro Pirro, e diventò colonia latina per contrastare e dividere gli Irpini dai Pentri. Nel 216 passò Annibale; dopo alterne vicende gli Irpini si allearono con lui contro Roma ma ebbero la peggio. Nel 91 scoppiò la rivolta dei popoli Italici contro Roma, gli Irpini fecero parte degli insorti con i Marsi, i Peligni, i Vestini, i Marrucini, gli Ausculani, i Frentani, i Pompeiani, i Venusini, i lapigi, i Lucani, i Sanniti. Vennero sconfitti da Silla che nel 89 avanzò nella terra degli Irpini, conquistò e saccheggiò Compsa ed Aeclanum. Durante queste azioni Montefusco si salvò perché si arrese. Nell'87 gli Irpini, riconosciuti da Mario cittadini romani, furono inseriti nella tribù Galeria. Nel 42 a. C. Augusto, dopo la battaglia di Filippi contro Antonio, aveva insediato un gran numero di veterani, tra Beneventum e Venusia, rafforzando l'elemento non osco in quelle città e intorno ad esse. Nel 79 d.C. l'osco rimaneva parlato come dialetto contadino nel Sannio, aveva lasciato il posto al latino. Ancora oggi tracce di osco possono essere rintracciate nei dialetti e nei moduli espressivi, in alcune zone del Sannio e dell'Irpinia. La municipalizzazione che la romanizzazione portò in Italia promosse l'uso del latino e la sua diflusione. Le municipalità elencate da Plinio sono Beneventum e nell'Irpinia: Aeclanum, Abellinum, Frigentum e altre. Strabone ammette che Beneventum e altre località circostanti abbiano acquistato una certa importanza. Il Romanelli esprime opinione che la battaglia di Benevento tra Sempronio Gracco, comandante dei romani e degli schiavi militi volontari (volomes), e Annone comandante dei Cartaginesi e alleati, sia succeduta presso quel sito del Calore che guarda Calvi. Che questi luoghi siano stati percorsi dagli eserciti romani e cartaginesi, più volte è facile supporlo. Essi stavano sulla via che dalla Puglia e dalla regione irpina menavano a Benevento e alla Campania. Così da Livio sappiamo che questi luoghi lurono saccheggiati da Annibale. La battaglia tra Gracco e Annone finì con la disfatta dei cartaginesi. Molte epigrafi di epoca romana sono state trovate in queste zone.

 
Origine del Nome
L'origine del nome del Comune di San Nazzaro deriva sicuramente dal trasferimento del culto del santo in questa località, o nell'ultimo periodo dell'impero romano oppure ad opera dei Longobardi. Questa seconda ipotesi è più plausibile. E' risaputo che le località della nostra zona furono organizzate in casali dai Longobardi. E San Nazzaro è stato sempre riportato storicamente come uno dei casali di Montefusco. Gli antichi casali erano i luoghi dove si svolgeva la vita nei tempi passati. Rappresentavano l'ultima ripartizione territoriale dopo le Provincie, le Regioni, le civitates. Secondo diversi storici il termine casale risale all'epoca dei Longobardi. Anche Federico II, nella Costituzione del Regno di Sicilia pose quasi per ultimi i Casali. Nel 700 si continuò ad indicare il Casale. Il casale fu sempre considerato un aggregato di case di campagna la cui origine si deve alle esigenze delle popolazioni agricole in cerca di sedi migliori e ripari più sicuri. Essi nacquero anche su terre dei Baroni o dei Monasteri. I feudatari spesso incoraggiavano la formazione di nuovi casali. Il culto di San Nazzaro cominciò a diffondersi rapidamente dopo il ritrovamento delle reliquie per opera di S. Arnbrogio a Milano. Molti pensano che la diffusione del culto sia dovuta ai Longobardi, notoriamente molto devoti ai Santi Martiri. La leggenda indica San Nazzaro come propagatore della fede cristiana in molti paesi dell'occidente. Le chiese cominciarono ad essere intitolate a San Nazzaro solo nel periodo longobardo. E' probabile che i Longobardi trasferirono il culto del Santo nel casale di San Nazzaro con le reliquie, piccole stoffe con macchie di sangue ancora conservate nella chiesa di San Nazzaro, negli anni in cui dominarono Benevento e provincia, cioè dal 569 al 1079. I Longobardi stanziati in Pavia come capitale, avevano diviso l'Italia, da loro dominata, in sette Ducati: del Friuli, di Trento, di Ivrea, di Torino, di Perugia, di Spoleto e di Benevento. La dominazione di Benevento inizia col Duca Zottone nel 569 e termina nel 757 con Liutprando. Nel 758 inizia con Arechi la serie dei Principi che finisce con Landulfo nel 1079. Il culto di San Nazzaro si diffuse molto rapidamente dopo il ritrovamento del corpo del Santo ad opera di S.Ambrogio nel 395 a Porta Romana a Milano. Nell'Italia meridionale la prima apparizione è quella attestata da S. Paolino da Nola per Fondi nel 400. La Cattedrale di Trivento è dedicata a San Nazzaro. La Diocesi di Trivento compare nel sec. X e succedette all'antica Aufidena, o Alfedena, antica città di origine sannitica. Quindi molti centri sannitici nelle nostre zone cambiarono nome con la dominazione longobarda. Trivento infatti faceva parte del ducato di Benevento. La Cattedrale fu costruita su un antico tempio dedicato a Diana. Quindi ai luoghi di culto pagani si sostituirono quelli cristiani. A Benevento esisteva un monastero femminile dedicato a San Nazzaro già nel sec. VI. Esso aveva sotto la sua giurisdizione il monastero di S. Maria ad Olivola, i cui monaci erano obbligati a prestare omaggio alla badessa e a tutte le suore. Per porre fine a questa indecorosa soggezione dei monaci, su richiesta di Gregorio Magno, papa Pelagio II decretò la soppressione di San Nazzaro e la sua incorporazione nel monastero di S. Maria, confluito poi in quello di S. Modesto, questo nel 585. E' attestata una chiesa di S. Nazzaro a Benevento già nel sec. X. Poi nel 1435 come San Nazzaro de Pendino. Era ubicata nel luogo dove fu costruito il monastero delle Orsoline. Voglio ricordare che ancora oggi a San Nazzaro vi è una strada denominata "Pendino".
 
Epoca Normanna & Medievale
Nei documenti regi, a cominciare dai più antichi, Montefusco quasi mai è nominata senza che segua l'aggiunta "cum suo districtu" o "cum suis casalibus". I casali altro non erano che paesi vicini, i quali costituivano con Montefusco una unità politico-amministrativa, prima demaniale (distretto) poi feudale (Baronia), della quale Montefusco era il capoluogo ed alla quale dette la denominazione. San Nazzaro è stato sempre annoverato tra i casali di Montefusco. Con l'arrivo dei Normanni le nostre zone conservarono un'importanza militare notevole. Nel 1049 l'Imperatore Errico III concesse Benevento al Papa Leone IX, quindi iniziò il dominio papale su Benevento. Roberto il Guiscardo, fondatore della dinastia normanna, nell 077 s'impadroni di Monteflisco e dei paesi limitrofi, togliendoli al Papa. Nel 1079, poco dopo la cessazione della dominazione longobarda, il gran Conte Gerardo s'impadronì di queste terre e le aggregò alla grande Contea da lui fondata nella valle beneventana, con centro Ariano. Morto Gerardo, che era compagno di Roberto il Guiscardo, gli successe Ariberto e poi Giordano. Questi affidò Monteflisco e i suoi casali a suo zio Roberto, come suffeudo, quando ferveva la guerra col Conte di Avellino. Roberto, per sottrarsi al vassallaggio del nipote si unì a Rainulfo. Dal testo di Falcone Beneventano che scrisse una storia riguardante episodi accaduti a Benevento e zone circostanti fino all'anno 1140. "Anno 1120.11 conte Rainulfo raccolte una gran moltitudine di cavalieri efanti, insieme con Roberto di Montefuscolo venne con fro il predetto castello chiamato Tufo, difeso da Raone, rafforzandolo d'Ògni parte con macchine di legno. Adunque il conte Giordano, di Ariano, sentendo come il conte Rainulfo aveva costruito munizioni sopra il castello di Tufo efatti apparecchi di guerra in tuttiiconfin4 senza por tempo in mezzo, radunate una gran moltitudine di cavalieri e di fanti, si mosse verso il castello detto Montefalcone, non lungi dagli alloggiamenti del conte Rw'nulfo.
Anno 112L In questo anno Roberto di Montefuscolo da Ruggiero, figlio di Targisio e dai fratell4 fu ucciso presso Benevento e tagliato in pezzL Di presente il conte Giordano, di Ariono, mosse alla vofta di Montefusco eper patti ottenne che quel castelio venisse in poter suo."
In seguito a questo tradimento il conte Giordano, nel 1121 presso Benevento, fece uccidere lo zio Roberto da Ruggiero, figlio di Targisio. Giordano allora rioccupò queste terre e le tenne fino alla morte. Gli succedette il figlio Ruggieri che, nel 1130, le cedette a Ruggieri primo re delle Due Sicilie per tenerselo amico. Montefusco coi suoi casali rimasero feudo regio fino al 1154, quando Guglielmo figlio di Ruggieri le donò al Papa Adriano IV. Guglielmo Il vi aveva propri feudatari e questa terra fu visitata, negli anni successivi, dai Papi Callisto Il e Onorio Il. Nel 1193 qui sostò Tancredi, Re dei Normanni. Nel 1194 re Tancredi fu qui lungamente accampato e da questi luoghi diresse molte operazioni militari. 5. Francesco d'Assisi soggiornò nelle nostre zone e a Montefusco fondò il convento dei Frati Minori con l'annessa chiesa nel 1226. Quando il regno passò a Federico Il di Svevia, per il dissidio tra costui e la chiesa, queste zone furono spesso teatro di scontri bellici. Un esercito pontificio coi beneventani bruciò questi casali. L'imperatore Errico VI di Svevia, figlio di Federico Barbarossa, sposò Costanza figlia di re Ruggiero e dal matrimonio nacque Federico Il di Svevia, che unificò i regni normanno e svevo nel 1197, egli liberò Montefusco e i suoi casali dall'assedio dell'esercito papalino. Nel 1229, ai tempi di Federico Il, l'esercito pontificio, unitosi ai beneventani, incendiò i casali di Montefusco; ma quivi si sbandò, non appena ebbe udito che l'Imperatore faceva ritorno dalla Siria. "Montis fuscoli igne cremant, ubi adveniente rumore, quod Caesar de Syria in Apulium venerat, Papalis exercitus, causa metus coepi dissolvi" Casalia (Cron.di Riccardo da 5. Germano). Il Catalogo dei Baroni normanni enumera molti militi o baroni normanni di Montefusco habentes feuda, ma per una circostanza singolare dal n. 410 al n. 425 sotto il titolo de Montefuscolo non vi sono indicate le contrade o i nomi dei feudi. Al n. 417 corrisponde il barone Roberto, figlio di Gerardo, per un feudo due militi. Questo catalogo risale al 1150 circa. Nel 1269, il casale di 5. Giorgio in pertinenziis Montifuscoli, fu dato a un milite di nome Roberto, che possiamo supporre discendente di quegli segnato al n. 417 del catalogo dei baroni normanni, essendo stato antichissimo l'uso di riprodurre i nomi degli ascendenti. E' da notare che, fino al terremoto del 1980, la famiglia Roberto di San Nazzaro viveva in un'abitazione adiacente ad un'antica rocca, oggi in ristrutturazione, detta "Il Castello", sita in Montefalcone. Di quest'insediamento abbiamo notizie scritte, da parte di Falco-ne di Benevento, fin dal 1120, come riportato prima. La dinastia Sveva terminò con Manfredi figlio di Federico Il, sconfitto presso Benevento nel 1266 da Carlo I D'Angiò. Egli parti da Montefusco verso Benevento e sicuramente passò per il casale di San Nazzaro. Manfredi dimorò qui nel 1251, tolse il feudo a un certo Tommaso perché parteggiava per il Papa Innocenzo IV; ma questo Tommaso lo riebbe poi da Carlo I D'Angiò. Montefusco e il casale di San Nazzaro passarono sotto il regno di Napoli. Carlo I mantenne l'ordinamento attuato dai normanni. Nel 1284 sdoppiò il Principato di Salerno nelle province del Principato Citra con capitale Salerno e del Principato Ulteriore con capitale Montefusco, cui fu aggregato il casale di San Nazzaro. L'atto effettivo di nascita della provincia è costituito dal rescritto di Carlo Il D'Angiò, nel 1299, nel quale sono elencate le terre assegnate al Principato Ultra con capitale Montefusco. Alla fine del sec. Xliii casali della cosiddetta Montagna di Montefusco erano: S. Paolina, Castel Muzzo, Tufo, S. Angelo a Cancello, S. Nazzaro, Torrioni, Chianche, Chianchetelle, Petruro, S. Angelo a Toro, 5. Nicola Manfredi, Pagliara, Toccanise, S. Pietro In-delicato, Montorsi, Bagnara, 5. Maria Ingrisone, Ginestra, Mancusi, Cucciano, Terranova, S. Martino, Lentace, Calvi, S. Agnese, S. Giorgio, Pietradefusi con i due villaggi di Pappaceci e Pisciaro, Venticano, il Passo di Dentecane, Torre Le Nocelle. In un atto notarile nel 1277 compare nominato come casale di Montefusco San Nazzaro e la sua chiesa. SAN NAZZARO viene scritto nei docùmenti storici, a volte con doppia zeta e a volte con una sola zeta, e a volte SAN NAZARIO. Il feudo nel 1292 era dei Leonessa. Nel 1304 Montefusco col casale di San Nazzaro fu assegnata a Roberto, nipote di Carlo D'Angiò. Sotto Carlo Il fu di Americo de Sus. Questi casali nel Cedolario del 1320 già formavano un sol corpo con Montefusco; e non erano separatamente tassati. Per l'anno 1326 le rationes segnano che l'Abate Giovanni di Veroli, in San Nazzaro, deve pagare anche per i redditi della chiesa di San Nazzaro. Il casale nel 1354 passa per privilegio di donazione di re Ludovico a Caterina Imperatrice Madre dopo la morte di Filippo de Sus, morto senza eredi. Giovanna I e suo marito Ludovico con diploma del 20 sett. 1347 donarono a Montevergine un feudo detto Cervarulo. San Nazzaro fu anche compreso in questa donazione. In un atto notarile nel 1385 compare il nome della frazione Laudisoli. In seguito passò al re Ladislao che aveva sconfitto gli Angiomi e la donò al Papa Bonifacio IX. Nel 1407 re Ladislao s'accampò al Cubante. Montefusco e i suoi casali, fin dal 12 luglio 1292 costituirono terra demaniale. Ma nonostante le conferme dell'lì agosto 1368 e del 26 novembre 1407, spesso San Nazzaro e gli altri casali, e pure Montefusco si trovarono infeudati. In questi luoghi avvennero molte battaglie nelle guerre tra Alfonso D'Aragona e Luigi D'Angiò. Agli angiomi successe Alfonso I D'Aragona, che nel 1437 arrivò a Montefusco e prese possesso anche dei suoi casali. Nel 1440 fu concessa una riduzione dei fiscali. Nel 1471 il casale di San Nazzaro rappresentò al re Ferdinando I D'Aragona che i cittadini abbandonavano la terra per recarsi nelle terre franche (Benevento) perché non riuscivano a pagare i fiscali. Allora il Re confermò l'esenzione. Federico, ultimo dei sovrani aragonesi, confermò le precedenti reali concessioni. Nel 1478 in un atto notarile riguardante il casale di S. Nazzaro compare il nome della zona chiamata Cittadella. Il 20 marzo 1498 il re Federico III confermò all'Università di Montefusco il privilegio di Ferdinando Il d'Aragona del 3 nov. 1481, e dichiarò che i casali erano: Torrioni, Li Calvi, San Nazzaro, S. Agnese, S. Angelo, S. Pietro, S. Paolina. Alla fine del XV sec. rimanevano solo: 5. Paolina, 5. Angelo a Cancello, San Nazzaro, Calvi, Torre Le Nocelle, 5. Pietro Indelicato. Gli altri si trovavano in possesso di diversi feudatari, ai quali erano stati donati o venduti in epoche diverse. Questa restò la Baronia che passò in possesso di molti feudatari fino al 1794, anno in cui Ferdinando IV la riscattò dichiarandola terra demaniale. I feudi erano territori più o meno estesi con uno o più centri abitati, che i sovrani concedevano in dono o vendevano ai privati o a enti. I feudatari avevano: il diritto di riscuotere le tasse, la giurisdizione civile e criminale, potevano disporre di milizie, carceri e tribunali. I possessori di feudi venivano indicati col nome di Baroni. I feudi erano trasmissibili per successione ereditaria ed erano vendibili. Ad ogni passaggio venivano pagati i diritti di successione detti "rilievo". Nel sistema feudale il benessere delle popolazioni veniva totalmente sacrificato. Le strade carrozzabili erano pochissime, i servizi scolastici e sanitari quasi inesistenti, come gli acquedotti. Si narra della leggenda del Dragone, nel sec. XV, bestia che sarebbe stata uccisa dal signore del bosco Pirrotta, nella zona del Cubante. La bestia probabilmente un orso, o un lupo, o un cinghiale di notevoli dimensioni, fu uccisa dopo aspro combattimento da Antonello Castiglione, che sopravvisse solo alcuni giorni.
 
 
Epoca Longobarda
Cessata la dominazione romana le nostre zone subirono le invasioni barbariche; anche i Goti, dilagando per la penisola, occuparono le nostre terre. I Longobardi successivamente fortificarono le alture circostanti Benevento, e su di esse fondarono nuovi paesi o ricostruirono quegli insediamenti già esistenti. Consideriamo che Montefusco e dintorni costituivano una posizione molto favorevole per la difesa di Benevento. Queste terre furono donate alla Badia di S. Sofia di Benevento dai Principi Longobardi. E i successivi potenti confermarono la donazione. Così nel diploma dell'imperatore Errico del 1022 leggesi:
"ecclesiam San Donati in Leone Cubantem cum omnibus suis pertinentiis".
Ciò accadde successivamente anche nell'epoca normanna. Trovandosi diversi paesi con nomi di santi, due ipotesi sono possibili: o che essi siano stati di fondazione monastica sui terreni conceduti dai Principi Longobardi o Normanni, o che abbiano mutato il nome di deità o simboli pagani in quelli del Cristianesimo. Ciriaco Bocchini sosteneva che l'origine del comune di S. Giorgio poteva trovarsi in una fondazione monastica, per opera della Badia di S. Modesto di Benevento, e che quindi la fondazione rimontava al IX sec. d.C. La Badia di San Modesto fu antichissima, rimonta al VI d. C., dipendeva da un monastero detto di San Nazzaro. Il monastero rifabbricato da Parda nel 648 si chiamò poi di S. Modesto quando il Vescovo Liniano, ad istanza di Arechi, vi trasporrò il corpo del Santo. Ipotesi plausibile sull'origine del nome di San Nazzaro è che esso derivi dal monastero omonimo sito in Benevento. Di questo monastero si ha notizia fin dal sec. VI. In un diploma è riportata la donazione della chiesa di S. Giorgio e di S. Martino alla Badia di S. Modesto di Benevento da cui il monastero di San Nazzaro dipendeva. E' probabile che i territori di San Nazzaro, all'epoca, siano stati donati al monastero omonimo e ne abbiano preso il nome. I Longobardi si convertirono al cristianesimo per opera di Teodolinda, moglie di Autari, e poi di Agilulfo, e di S. Barbato vescovo di Benevento. Furono dediti al culto dei santi martiri e dell'Angelo. Ancora oggi alcuni paesi delle nostre zone portano il nome dell'Angelo, come Sant'Angelo a Cupolo e Sant'Angelo a Cancelli. Nell'anno 952 queste zone furono saccheggiate dai saraceni. I Longobardi costruirono molti castelli proprio per arginare le incursioni di questo popolo. In quel periodo i Longobardi erano in guerra anche con i Greci. Detti castelli furono costruiti sopra ogni monte dall'Ofanto all'Ufita, e tutt'intomo la città di Benevento. I Longobardi osservavano molto intensamente il culto dei Martiri. Infatti presso la chiesa di S. Sofia in Benevento si veneravano i Santi Martiri (12 o 36), di cui usavano anche recuperare, conservare e venerare le reliquie.
 
Vita e Culto di San Nazzaro
Della vita di San Nazzaro si sa molto poco. Sicuramente di origine milanese figlio di Africano, pagano e di Perpetua, cristiana. Chiesto e ottenuto il battesimo da S. Lino papa cominciò a predicare la fede cristiana. Vende i suoi beni e ne distribuisce ai poveri il ricavato. In alcune raffigurazioni appare in divisa da soldato. Il martirologio romano cita quattro soldati romani, martiri sotto Diocleziano e Massimiano, tra cui San Nazzaro. Accusato dall'Imperatore fuggì a Nizza dove gli fu affidato il giovane Celso. Il giudice Tommaso su ordine di Nerone condanna Nazzaro e Celso perché cristiani, ad essere gettati in mare. Si salvano dall'annegamento. In seguito si recarono a Treviri, dove furono arrestati, condotti a Roma, dopo un'ulteriore fuga a Milano dove riabbraccia il padre, convertitosi al cristianesimo, ricercati da Dento, soldato di Nerone, furono di nuovo arrestati. Il prefetto Anolino condanna al supplizio i due santi, che subirono il martirio con la decapitazione. I due santi furono uccisi fuori Porta Romana a tre Moros; i gelsi in dialetto milanese sono chiamati moroni. Furono perseguitati nel periodo 303-304, epoca in cui gli imperatori Diocleziano e Massimiano emisero quattro editti di persecuzione contro i cristiani.
Il culto di San Nazzaro si diffuse ad opera di S. Ambrogio, dopo il rinvenimento, a porta Vercellina da parte di questi, del corpo del Santo. In seguito 5. Ambrogio trasferì le reliquie nella Basilica degli Apostoli a Porta Romana. 5. Ambrogio fu uno dei primi e più zelanti apostoli dell'uso di deporre le reliquie dei santi martiri sotto l'altare in occasione della dedicazione delle chiese. Così quando nel 386 dedicò la Basilica degli Apostoli vi pose le reliquie dei Santi Andrea, Giovanni, Tommaso. Nell'anno 395, scoperti i corpi di Nazzaro e Celso lascia il secondo al suo posto e celebra una solenne traslazione del corpo di Nazzaro alla Basilica degli Apostoli. Collocò le reliquie alquanto indietro all'altare, dove erano deposte le reliquie degli Apostoli, in modo che fossero in testa alla linea della croce, che costituiva la forma della Basilica. Quale onore abbia dedicato 5. Ambrogio a Nazzaro, lo denota il fatto di aver collocato il suo corpo nella Basilica degli Apostoli da lui eretta. Nell'occidente vi sono molte chiese dedicate a San Nazzaro fino dai tempi di 5. Ambrogio. Nell'anno 400 il culto di San Nazzaro si era propagato in tutt'Italia. Arrivò a Nola con Paolino negli stessi anni ed è probabile che arrivò anche in provincia di Benevento. San Nazzaro ricevette il primo atto di culto nella chiesa di Milano il 10 Maggio 396 con la traslazione delle reliquie. Nel IV sec. si diffuse l'uso di venerare le reliquie dei Martiri. Culto che i Longobardi fecero propno. Oltre al 10 maggio, traslazione, San Nazzaro è venerato il 28 luglio giorno del natalizio. I milanesi nel tempo sono rimasti devoti a San Nazzaro, tanto che nel 1387 Gian Galeazzo Visconti fa una oblazione alla chiesa di San Nazzaro. Nel 1450 il Duca Francesco Sforza prende atto che la festa di San Nazzaro era molto cara alla città. Nel libretto dell'anno 1460 Papa Eugenio IV concesse con bolla, per la festa di San Nazzaro, 5 anni e 5 quarantene di indulgenze. Il raccoglitore di memorie sacre Gofiredo da Busseno vissuto nel sec. XIII dà notizie di ben 61 chiese dedicate a San Nazzaro e sei altari costruiti in suo onore in altre chiese della Diocesi. E quando il Duomo di Milano fu popolato delle statue dei Santi si volle anche la statua di San Nazzaro nel 1429. Galla Placidia, figlia di Teodosio, eresse una Basilica a Ravenna dedicata a San Nazzaro, che aveva imparato a venerare a Milano e di cui molto probabilmente fu presente al rinvenimento delle spoglie. Nel 1578, quando furono ritrovate le reliquie del Santo, S. Carlo Borromeo arcivescovo di Milano le trasferì sotto l'altare orientale della Basilica degli Apostoli di Milano, nel 1894 fu eseguita una nuova ricognizione, per riprendere l'urna, che da allora fece parte del tesoro della Basilica. L'urnetta argentea, contenente le reliquie, è di forma cubica e misura in altezza cm. 15,5 il coperchio 20 cm. La Chiesa fu costruita nel 382 in onore degli Apostoli, ma quando vi fu trasferito il corpo di San Nazzaro assunse il titolo del Santo, al tempo dell'Imperatore Teodosio. L'altare maggiore era eretto in onore di San Nazzaro e rivolto ad oriente era consacrato.
Testo originale: Origo ecclesiae Sancti Narzarii et hanc construi fecit divus Ambrosius de anno 382 in honorem Sanctorum Apostolorum et eius invocatio tunc erat, Basilica Apostolorum verum post quam corpus divi Nazzariifi'it in ea traslatum sumpsit invocationem divus Nazzarii et hoc diciturfrisse tempore Teodosiis imperatoris.
La più antica fonte sull'esistenza del Santo è l'epigrafe "CONDIDIT AMBROSIUS" e risalirebbe al IV sec., scritta da S.Ambrogio.
IT AMBROSH IN ECCLESIA SCI NAZARI MAR TYRIS
Condidit Ambrosius templu dnoq.sacrauit nomine apostolico munere reliquis forma crucis templu est templu victoria xpi sacra triumphalis signat imago locum. In capite est templi vitae Nazarius alme et sublime solum martyris exuuiis crwc ubi sacratum caput extulit orbe refiexo hoc caput est templo Nazarioq.domus qui foud adernam victorpidate quidem crur cui palma fuit crur diam sinus est.
Ambrogio fondò il tempio e lo consacrò al Signore col nome e col dono delle reliquie degli Apostoli. Il tempio è a forma di croce, il tempio è la vittoria di Cristo. La sacra immagine trionfale delinea il luogo. In capo al tempio è Nazzaro di santa vita, e il suolo si eleva sulle spoglie del martire, dove la croce levò il sacro capo ripiegandosi circolarmente questo; è il punto capitale del tempio e dimora a Nazzaro, il quale vincitore, alimenta con la sua pietà l'eterna pace. A chi fu palma la croce la croce è anche seno.
Un'altra epigrafe è "QUA SINUATA CAVO"
Qua sinuata cavo consurgunefecta regressu sacrata crucisflectisus orbe caput Nazarius vita immaculabilis integer artus condities exultat hunc tumuli esse locum. Quem Pius Ambrosius signavit imagine CHRISTHL Marmoribus libycis fida serena posit conmgiis ut reditu Stiliconis satafluatur germanisq suis pignoribus propiys.
Dove il tempio sorge curvato ad arco per un ripiegamento incavato e il capo della croce si inflette circolarmente, Nazzaro di vita irnrnacolata col corpo intatto è sepolto ed esulta che questo luogo sia il suo tumulo. Il luogo che il pio Ambrogio contrassegnò con l'inimagine di Cristo. La croce serena, fiduciosa, orna con marmi libici per gioire lieta del ritorno del coniuge Stilicone dei suoi fratelli e dei suoi figli. L'epigramma ci dice che il corpo di Nazzaro è sepolto intatto. "Integer artus" Questa notizia è confermata da Paolino Diacono biografo di Ambrogio. La testimonianza di 5. Gaudenzio, vescovo di Brescia nel 390 ricorda in un sermone il martire Nazzaro con Gervaso e Protaso. Il sermone testimonia anche che nel ritrovamento del corpo di Nazzaro c'era del sangue ancora fresco. Notizia confermata da Paolino Diacono di Milano. Paolino da Nola nel 403 nel carme IX dice che sotto l'altare vi sono le reliquie di Nazzaro, da lui messe nella Basilica a Nola dopo averle ricevute da S.Ambrogio.
"Hic est Nazaris martvr,quem munere fido nobilis Ambrosii substrata mente recepi; culmina felicis dignatur et ipse cohospes, fraternasque domos privatis sedibus addit".
(Qui è Nazzaro martire, che ho ricevuto umilmente per un dono pieno di fede del nobile Ambrogio; anch'egli è stimato degn6 di condividere come ospite gli onori di Felice, e aggiunge dimore fraterne alle proprie rispettive sedi).
La testimonianza di Paolino da Nola ci dimostra la diffusione del culto di San Nazzaro già nel '400. Nazzaro è raffigurato spesso barbuto coi capelli fluenti e con la tunica rossa, Celso come un ragazzo di 15 anni. La più antica attestazione del culto di San Nazzaro a Roma èun'iscrizione in cui si dice di un tal Vittore sepolto nel 404 nella Basilica di San Nazzaro e Nabore sulla via Aurelia. Statue e dipinti raffiguranti San Nazzaro sono presenti in tutt'Italia, in Francia, in Svizzera, in Germania, in Iugoslavia e a Kiev, in Russia. Chiese e parrocchie dedicate a San Nazzaro sono diffuse in tutt'Italia, all'estero e anche in oriente; a Costantinopoli esisteva una chiesa costruita all'epoca di S. Ambrogio. In Germania nella diocesi di Magonza, presso Worms, fu fondata il 12 luglio 764 una Abbazia benedettina e venne intitolata a 5. Nazzaro martire. L'anno successivo il 12 luglio 765 avvenne la traslazione delle reliquie. La chiesa fu consacrata il 1 settembre 774 alla presenza di Carlo Magno, eletto re nel maggio dello stesso anno. La chiesa di San Nazzaro a Benevento era denominata de Pendino o de Pendinello. Ancora oggi a San Nazzaro vi è una strada denominata Pendino.
 
 
Atti riguardanti il Comune e le Frazioni di San Nazzaro
1277-Si ordina al Mastrogiurato di Grottaminarda di citare Tommaso de Palermo del casale di S. Nazzaro a presentarsi alla Gran Corte. Aveva occupato un orto presso la chiesa di 5. Nazzaro, che apparteneva a Jacopo de Montefuscolo.
1301 -Andrea de S. Nazzaro entra in possesso del casale di 5. Nazzaro.
1318 -Bartolomeo de Alessandro del casale di 5. Nazzaro permuta diversi pezzi di terra con Nicola Fera.
1354 -Privilegio di Re Ludovico, conferma del principio del 1347 (20-11), donazione in riguardo di Caterina imp. Madre di Re Ludovico, di tutti i beni di Filippo de Sus, morto senza eredi, tra cui il casale di 5. Nazzaro.
1365 -Sentenza a favore di P. Maccaro del casale di 5. Nazzaro per il possesso di un terreno.
1385 -Pietro Calvo del casale di Calvi cede a Cicco de Andrea Scranilo di Montefusco, un terreno a Venticano, e ne ricava tre pezzi di terra in pertinenza di 5. Nazzaro, in luogo detto Laudisoli.
1385 -Sobilia del casale di Sorbo vende alcune terre nel casale di 5. Nazzaro in luogo detto Li Caccaponi.
1468 -Angelillo Francesco e Simonello di Jacopo Riezzillo di 5. Nazzaro, pur avendo pagato la propria rata fiscale, avevano sofferto il sequestro dii O buoi, per colpa di altri concittadini.
1453 -Nov. 17. Si ordina all'Università di Montefuscolo di non molestare per i fiscali l'egregio Notar Gabriele de Soricellis, il quale è iscritto nei fuochi di 5. Nazzaro, sotto il n. 36.
1478 -il sac. Bartolomeo de Santoro del casale di 5. Nazzaro di Montefusco nella chiesa di Mercogliano, si offre al Monastero di Montevergine una casa con grotta in 5. Nazzaro, dove si dice Cittadella con 4 fosse per il grano.
1485 -Gli abitanti di 5. Nazzaro casale di Montefusco reclamano contro il Sindaco per aver pagato tre fuochi in meno. S.Nazzaro fuochi n. 27, Montefusco = fuochi n. 170.
1519 -S. Nazzaro = fuochi n. 35+18.
1528 -S. Nazzaro a favore dei Francesi comandati da Lautrec.
1530 -Si rinnova l'ordine di pagare 500 ducati in proporzione ai fuochi.
1537 -5. Nazzaro = fuochi n. 67, Montefusco = fuochi n. 213.
1555 -Pietro Cavufo di S. Nazzaro ottiene esenzione dal Testatico.
1564 -concessi in feudo a Bartolomeo Cutillo 5. Nazzaro per ducau 5244.
1567 -Istr.di Notar Carrozza di 5. Nazzaro con cui il Priore di S. Leonardo, concede a Fabio David una casa con vigna.
1573 -S. Nazzaro viene nominato come casale.
1573 -Si ingiunge all'Università di Montefusco di concedere esenzione dal Testatico ad Antonio Barone di 5. Naazaro, giuduce e sessagenano.
1575 -Obbligo di seguire alcuni dettami circa i giudizi e la Fiera di 5. Egidio.
1578 -Il Monastero di S.Leonardo di Montefusco, concede in terreno di 5. Nazzaro, a G.B. De Tuccio presente il giudice G. Pietro Gibello di S.Nazzaro.
1583 - I fratelli Geronimo, Bernardino, G. Donato e G. Jacopo Caranfa, passano da S. Nazzaro a Montefusco.
1588 -Fabio Barone è iscritto nei fuochi di S. Nazzaro.
1590 -5. Nazzaro e Calvi fuochi n. 60 duc. 20.1.15.
1591 -G.Camillo Mottola di 5. Nazzaro usi trattamento di bracciale dispensato dalla tassa dell'industria.
1596 -Il notaio Lattanzio Salernitano del fuoco di S. Nazzaro.
1597 -A 5. Nazzaro capofuoco Ettore Medici.
1504 -si provvede al rimborso spese per viveri forniti al Gran Capitano di Montefusco. 5. Nazzaro duc. 715.
1558 -Restituzione di 64 duc. da ripartirsi tra i vari fuochi, tra cui 5. Nazzaro.
1599 -Ad istanza dell'Univ. della terra di Montefusco, si ordina alla Regia Udienza, che per gli alloggiamenti dei militari provvedano i casali in proporzione ai fuochi. Si trattava di alloggiare 45 soldati, ma 5. Nazzaro rifiuta.
1610 -Si concede una terra in S.G. Occeano ai fratelli G. Camillo e Marco de Tuccio di 5. Nazzaro.
1616 -Il casale di S. Nazzaro paga 500 duc. al fiscalario Giovanni Cutillo che riceve.
1624 -Si rinnova l'ordine del 1579, perché nelle patenti di alloggiamenti di soldati in transito, siano segnati anche i casali di Montefusco, tra cui S. Nazzaro.
1629 -dopo la morte di Isabella di Gesualdo, unica erede fu Lavinia Ludovisi, le furono intestati i feudi di Montefusco e S. Nazzaro.
1630 -S. Nazzaro n. 40 fuochi.
1637-E' nominato Vitantonio Carranfa di S. Nazzaro.
1671 -S. Nazzaro fuochi n. 60.
1682 -Con istrumento del 17 dic. 1682 G.B. Ludovisio Principe di Piombino e Venosa, vendette ad Aritonia della Marra, duchessa di Flumeri, il feudo di S. Nazzaro.
1722 -Ad istanza dei creditori di G. Ludovisi, il S.R.C. annulla la vendita della Baronia di Montefusco alla duchessa di Flumeri, e la rivende per 120.000 ducati a Lucio Caracciolo duca di 5. Vito, con il casale di 5. Nazzaro.
1730 -Il Monastero di Montevergine compra da G.Barbato, prete di S. Nazzaro, 9 pezzi di terra siti in S.G. Morcopio.
1732 -Terremoto nei casali di Montefusco provoca 90 case distrutte e due chiese e sei morti.
1742 -Muore il duca Lucio Caracciolo e nella Baronia di Montefusco, gli succede il figlio Nicola Maria, col titolo di Marchese di Grumo e assume anche il casale di S. Nazzaro.
1796 -N. M. Caracciolo vende i fondi al monte della Misericordia per 144.894 duc., che lo passò alla Regia Corte nel 1797 - Cedolario P.U. n. 1767 fol. 431.
1821 -Destituito perché settario (carbonaro) D.Saverio Casazza agente giudiziario di 5S Nazzaro e Calvi.
1827 -Destituito perché settario (carbonaro) Pietrantonio Imbelli di 5. Nazzaro guardaboschi.
1845 -5. Nazzaro n. 999 abitanti.
 
Notai che hanno rogato atti per San Nazzaro
Raccolta in volume unico di atti rogati dal Notaio Bernardino Ciarcio di Montefusco per il periodo 1532-1546 e riguardanti cittadini di Paduli, San Nazzaro, Calvi, Montefusco. Atti vari rogati in Paduli e 5. Nazzaro periodo 1532-34. Raccolta di documenti riguardanti legati per gli anni 1621 - 1644. Tomo I parte strumenti censiti, lasciti alla confraternita del Rosano e di S.Maria dei Martiri, Notaio Giacomo Salernitano 1642-1684. (ARCHIVIO DI STATO DI BENEVENTO)
  • Carrozza 1567
  • De Agostino Giovantommaso 1587-1590
  • Mottola Federico 1593-1639
  • lacobelli Domenico 1666-1688
  • Riola Carmine 1704-1734
  • Casazza Tommaso 1742-1745
  • Casazza Giacinto 1756-1782
  • Casazza Giuseppe 1794-1845
  • Casazza Luca 1840-1869